Saggi e Sondaggi

Commissario per gli esami di stato, commissario interno per la precisione. La commissione trascorre ore lunghe e infuocate ad ascoltare reiterate rappresentazioni cronometrate di una cultura epidermica e spesso improbabile, insomma seguo i colloqui degli esami di stato di ragazze e ragazzi che frequento da almeno tre anni e che, accaldati e insicuri, stanno li a fungere da metafora del pensiero comune.
A volte proni a qualunque bassezza pur di strappare il “punteggio che porta a sessanta”, a volte fieri protagonisti di fronte ad una pletora di “Saggi” che, emuli dell’Arcangelo Michele, si lanciano spesso in consigli arditi e pillole di saggezza che di norma sono somministrate in un anno alle proprie classi. Agli esami invece si scaricano senza pietà ed in un breve lasso di tempo sul candidato di turno, provocando crisi di overdose.
La clava più comune è il racconto dei propri esami di maturità che quelli si erano esami!!!
Ma l’arma più infida è l’autocompiacimento che il “commissario” manifesta quando proferisce una bella frase.
La secrezione di aforismi è, molto spesso, indipendente dal contesto e trascina anche il candidato provocando la reiterazione della maledizione di Babilonia. Con una aggravante: la confusione, in quel tempo, fu provocata dal proliferare di linguaggi, qui invece pur parlando la stessa lingua ma non si capisce nulla ugualmente.
Esaurito il pubblico spettacolo, il rito vuole che si prosegua a porte chiuse. Appassionate discussioni, pressocché inesauribili, coinvolgono l’umano scibile. Si concretizza il confronto di conoscenze competenze e capacità, quasi mai del candidato, quasi sempre dei presenti, impegnati molto spesso in roegarze verbali che, a volte, scivolano verso Torrepaduli, alla festa di San Rocco.
I Saggi a volte trovano una posizione comune, più frequentemente il Presidente, Princeps inter pares, ricorre ai Sondaggi: Vahvuus ajattelun hallitseva
E come si può pretendere che uno scriva in questa situazione?
Giunge finalmente il sabato, si prospetta un giorno di vacanza, si legge qualcosa. La bocca amara per il fiele culturale che si è masticato rende appetibile qualunque cosa. La fortuna vuole che si incocci il ghiotto boccone: un dialogo Platonico, tra Socrate e Critone, su Saggi e Sondaggi.
Lo si assapora e, di colpo, il caldo e l’afa diventano più sopportabili. La sensatezza delle argomentazioni riesce a solleticare i neuroni rimasti illesi dalla prova di cui sopra, si riapre l’eterno quesito sulla democrazia, sul “potere del popolo”, sulla funzione dei saggi e sulla funzione dei sondaggi.
La vita di tutti i giorni è terribilmente più complicata di una Commissione d’Esame. La funzione dei Saggi e dei Sondaggi dovrebbe proprio essere quella di investigare di quella vita di tutti e di ciascuno, sulle domande e sulle attese che ogni giorno si fanno avanti. E a quelle domande e a quelle attese dare risposte e soddisfazioni.
È nobile la funzione dei Saggi e dei Sondaggi, nobile e prestigiosa. Il fatto è che Saggi e Sondaggi non vanno più molto d’accordo. I Saggi dicono una cosa i Sondaggi ne dicono un’altra e le moresche verbali non bastano più a metterli d’accordo.
Né possiamo chiedere un Presidente che sia dirimente, da tempo ogni Presidente ha rinunciato al contributo dei Saggi per rifugiarsi nei Sondaggi dimenticando che questi ultimi sono, per natura, mutevoli e se oggi ti glorificano con palme e ramoscelli d’ulivo, una settimana dopo sono pronti a metterti in croce.
Possiamo dirimere lo strano anello tra Saggi e Sondaggi?
Socrate invocava il principio dei valori assoluti, sacri, non soggetti alla mutevolezza dei Sondaggi e tantomeno alle bizzarrìe dei Saggi. Lo fece Cincinnato e Gesù di Nazareth. Anche tanti altri dopo di loro. Poi venne il tempo che Parigi si poteva scambiare con una Messa e da allora tutto è ammissibile nel nostro mondo. Questa discussione è quindi destinata a rimanere aperta aggiungendo l’ennesimo patema alla nostra vita penitente.
Sabato si possono leggere i giornali accatastati e questo cruccio si assomma a tanti altri che ci preoccupano e ci intristiscono, fatti incresciosi e cupi, disgrazie, terremoti, morti bianche e morti per mano omicida, petrolio alle stelle e intercettazioni telefoniche, rate dei mutui e inflazione che galoppa, spazzatura che si accumula e carenza di acqua, delitti antichi e pagamenti di riscatto. Fatti e Misfatti lugubri e orrendi e tante domande senza risposta che annebbiano le nostre menti già messe alla prova dalla torrida estate salentina. Quale sarà il tema di discussione più condiviso sotto l’ombrellone?
Non si può fare la figura degli allocchi e allora, per essere Saggi, con le poche energie rimaste cerco tra i classici le risposte, quasi mi commisero per la mia ignoranza, quasi mi compiango. Poi penso che c’è chi è in condizioni molto peggiori delle mie e la frustrazione cede il passo alla compassione.
Immagino Sara Varone che non è stata invitata al matrimonio di Briatore e Gregoraci.
Immagino Miriam Raffaella Bartolini di nuovo alle prese con le accelerazioni extra domestiche del circuito testosteronico, reale o presunto, del suo consorte. L’anno scorso scrisse una lettera a Repubblica, quest’anno cosa farà?
1 - concederà una intervista a Marco Travaglio
2 - riprenderà la carriera teatrale da dove ha lasciato: Crommelynk – “Il Magnifico Cornuto”
Alla signorina Varone spero sappiano rispondere i Saggi, alla signora Lario non possiamo che dedicare un sondaggio.
A tutti noi un bicchierino di Mini Fut e un tuffo nel mare cristallino che ci è stato regalato, .

e se Maroni avesse ragione

Capita un pò a tutti di tanto in tanto di dover viaggiare in treno verso una delle città italiane, occasione ghiotta per sprovincializzarsi un pò, guardare il mondo con occhi diversi dalla cupa brindisinità. Nel mio caso l’arrivo alla stazione Termini con un ovvio ritardo di 25 minuti per il mini sciopero dei macchinisti è la prima occasione di riflessione: in stazione può entrare chiunque e non come sino a qualche anno fa solo chi possedesse un biglietto, ovviamente un orgia di disperati occupa di fatto ogni centimetro de la gare. Appena fuori ti imbatti con i bambini rom che chiedono l’elemosina sporchi e privi del sorriso tipico di chi dovrebbe giocare con Naruto. Ti viene di dargli un euro, ma poi pensi che quei soldi non andranno a lui ma al suo schifoso padrone e ti fermi e chiedi a te stesso se Maroni non ha ragione a voler fermare con ogni mezzo questa vergogna. Ti riguardi intorno e ti dici che ha ragione da vendere, che bisogna punire i genitori e magnaccia di questi bambini che uno stato civile non può nascondersi e far finta che non veda. Prendi l’autobus e ti meravigli che sia pieno di donne molto belle e ben vestite anche se un pò esagerate, ma subito nelle orecchie ti arrivano parole in portoghese che ti illuminano, sono tutti viados brasileiri, impressionante il bus è zeppo di queste signore che vanno a dormire dopo una notte di lavoro. Di fatto per tutto il viaggio è un continuo di bambini sfruttati, rom, baraccopoli igienicamente disastrose, drogati e ti chiedi cosa abbiano fatto Veltroni e Rutelli in dieci anni e ti spieghi pure perchè hanno perso. La sera è peggio e quasi quasi sei contento di tornare a Brindisi, se non fosse per l’ennesimo sciopero con il conseguente rischio di perdere la coincidenza. Il viaggio serve a leggere e a riflettere su come abbiamo confuso l’ospitalità con il libertinaggio, sul come i cittadini non si sentano più sicuri in casa propria e alla fine non puoi che convenire sul fatto che i leghisti ce l’avevano detto e noi invece credevamo alle poesie di Vendola. Adesso capisco perchè l’Italia se destra e la sinistra è disperatamente lontana dai problemi anche piccoli e quotidiani degli italiani. Sarà qualunquismo o razzismo, ognuno lo chiami come  vuole, ma mai e poi mai si potrà accettare un bambino ridotto in schiavitù costretto a finanziare le  attività illecite del suo sfruttatore.

P.S. Comunque abbiamo perso la coincidenza e siamo stati trasportati in autobus, 1 h e 40 di ritardo per lo sciopero dei pulitori. Da domani se qualcuno parla male di Bossi o Brunetta dovrà vedersela con me.

Il sorriso non può attendere …

Il nastro scuro dell’asfalto scivola rapido, sono le 21.50, oltre quaranta minuti di ritardo. So che abitiamo in un paese nel quale pochi fanno attenzione al tempo, ma mia moglie è una specie di orologio svizzero, detesta arrivare in ritardo, si incavola moltissimo se la costringono ad arrivare in ritardo. E siccome detesta anche correre in auto immagino che stasera si irriterà moltissimo. Dobbiamo partecipare ad una cena di raccolta fondi per l’ANT alla quale sono io ad averla coinvolta e adesso la immagino a casa ad aspettare, rabbuiata. E devo ancora fare rifornimento di carburante… Riesco ad arrivare a casa che sono le 22, tutto come previsto. Il buon Marco, mio compagno di viaggio, a sua volta atteso da mia figlia, scende dall’auto e scappa in casa lasciandomi da solo a cercare di sopire le ire muliebri, mi consola che anche lui dovrà sorbirsi quelle della compagna. Scambio di passeggeri, il tragitto che porta a destinazione è breve, eppure sembra interminabile come il cupo silenzio che scende nell’abitacolo. Ci siamo, Guagnano, La Favorita, ristorante dell’amico Antonio, entriamo direttamente in giardino e, ovviamente, troviamo tutti seduti. Sto per cercare la scusa più credibile e di fare buon viso a cattivo gioco, quando intravedo un carissimo amico che mi giunge in soccorso. Claudio mi succede, arriva dopo di me con il figliolo e la sua compagna, e siccome lui è il Sindaco di Cellino San Marco, è del tutto ovvio che le attenzioni dei convenuti si rivolgano a lui, molto più indulgenti per ovvie ragioni ma anche perché è appena tornato da una missione negli USA per cercare di fare un servizio al comune che dirige. E la fortuna ci aiuta ancora, essere arrivati alla fine ci obbliga ai posti residui e quindi ad assieparci vicini. Era da tanto che non capitava simile occasione. Claudio ha celebrato il mio matrimonio e questo ha contribuito a rasserenare anche mia moglie (si arrabbia molto ma poi mi perdona sempre). La serata è proseguita sotto i migliori auspici, una bella serata. Il Presidente della delegazione ANT di Cellino San Marco ha fatto le cose per bene, molto per bene, e quando si fanno le cose con attenzione e molto per bene ci sono necessariamente una precondizione e una conseguenza. La conseguenza è facile da intuire: le iniziative hanno successo; la precondizione è che alle spalle di organizzazioni precise e ben fatte c’è quasi sempre una donna. E infatti il Presidente è La Presidente (detesto la parola presidentessa) Assunta De Cillis. Raccolta fondi con cena eccellente preparata dai cuochi de La Favorita e splendidamente servita nell’incantevole giardino. Cucina strettamente mediterranea (ormai, da due giorni, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità) accompagnata da un altro parimonio dell’umano scibile che è il Tinaia (chardonnay di gran pregio delle Cantine Due Palme) e dal Selvarossa, etichetta che, da sola, spiega come vivere felici e più a lungo. Il buon Antonio, da bancario concreto, passa per i tavoli a ritirare le quote, raccolti fondi cospicui che saranno ben investiti, ma se la serata ha una parola descrittiva non è denaro. Io, guardando tutti i presenti, la associo alla parola sorriso, come quello che è tornato sulle labbra di mia moglie. Due osservazioni alla conclusione di questa digressione. Piero, Angelo, Sergio e Claudio, con i quali ci siamo immortalati in una foto da poster, mi comunicano che è finalmente partita l’accademia per la tutela dell’alberello, sesto di allevamento della vite tipico del salento, si comincia così a ragionare del ritorno ad una coltivazione che riduca drasticamente l’uso dell’impatto chimico in agricoltura. La presenza di Nicola Scarano, giovane agronomo, che ricordo antesignano della lotta guidata, alla cena dell’ANT mi permette di stimolarlo a continuare su quel lodevole impegno. E qui la seconda osservazione: mentre raccogliamo fondi per combattere il cancro, Paolo De Castro si spende per far diventare la nostra dieta un patrimonio dell’umanità, si fatica tanto per recuperare forme di coltivazione forse meno generose ma sicuramente più coerenti con la vita delle donne e dgli uomini, accade che una nube di Reldan 22, prodotta chissà dove e chissà da chi, spinta dal vento intossica una cinquantina di operai agricoli dediti alla coltivazione del pomodoro. Non è bello, rischia di vanificare gli sforzi e di spegnere quel sorriso, che in una meravigliosa serata di giugno, è fiorito sulle labbra di tanta gente per bene.

Un anno fa, di questi tempi …

img13.jpgUn anno fa, di questi giorni, c’erano due cose che accomunavano ogni capannello di tre o più persone: il caldo e le maldicenze su “La Casta”.
Non trovavi uno, dico uno solo che avesse buona considerazione per “la politica”. Era appena accaduto l’infortunio stupefacente dell’On.le Mele e su ogni giornale impazzavano i commenti di Stella che raccontava di privilegi e stipendi d’oro goduti dai rappresentanti del popolo più o meno regolarmente eletti.
In Italia funziona così, c’è una moda, poi si va alle elezioni e vengono, grosso modo, rieletti gli stessi medesimi che da anni vivono da parassiti con i soliti privilegi, anzi, stanno per accrescerli i privilegi (privilegio è una sfera priva di leggi) e stanno per compiere alcuni ossimori: la legge dei privilegi. Adducendo giustificazioni puerili ma ben articolate da professionisti del polilinguismo di televisioni e giornali, approveranno una legge che impedisce i processi per le più alte cariche dello stato e che rimanda di anni processi che hanno colpevoli (mai tali fino all’ultimo grado di giudizio e per i quali bisogna avere il massimo rispetto garantista) e vittime (subito tali, molto prima che cominci il primo grado di giudizio, ma delle quali ce ne fottiamo allegramente ascrivendole alla pletora di fessi che sono nati per soccombere).
Ma bisogna dire che la maggiorizione o l’opporanza che introducono le leggi razziali, spacciandole per censimento e sempre con nobilissimi obiettivi, hanno avuto il plauso e il conforto dell’approvazione del popolo e che la democrazia vera è la concretizzazione della volontà popolare.
Quindi godiamoci con tranquillità quanto consegue dalle scelte del popolo: i lager (rigorosamente civili) nei quali rinchiudere per un anno e mezzo dei presumibilmente loschi individui dalla pelle colorata che sbarcano clandestinamente sul suolo della patria, usiamo, noi che possiamo, le badanti per assistere i nostri genitori ormai improduttivi o i nostri cari “diversamente abili”, satolliamoci con la marea di prostitute e prostituti che vengono schiavizzate in mezzo alle strade per i piaceri prezzolati di squallidi e civili “bravi cittadini”, schediamo i ROM fin da piccoli, potrebbero un giorno chiederci l’elemosina o rubare i fili di rame. Certo che potremmo almeno avere una efficienza maggiore: un bel tatuaggio sul braccio con nome e cognome e razza oppure con un numero progressivo così non solo abbiamo un censimento ma possiamo evitare la briga di chiedere i documenti di identità.
Che fortuna aver conosciuto la prima repubblica, solo così ho potuto apprezzare pienamente lo squallore della seconda e l’epilogo tetro della terza. Il tutto rigorosamente scelto dal popolo e il popolo, si sa, è sovrano, anche quando sceglie Barabba.
Fa caldo, questa estate sarà popolata di olimpiadi cinesi e intercettazioni nauseabonde, ieri sera l’amico Dino mi ha detto che il suo pozzo in campagna, il più antico pozzo che si conosce nel mio comune, dopo duecento anni, per la prima volta è secco, completamente secco.
Fra un anno, di questi tempi, farà caldo ancora, molto caldo. Speriamo di non dover migrare anche noi, magari in cerca di acqua …

Fiocco rosso in casa PD

riformiosti_democratici_280x200.jpgNasce RED. Parrebbe di parto naturale, i maligni parlano di un cesareo ben fatto, per non mostrare la cicatrice in prossimità della prova costume. L’associazione di D’Alema (ai tempi della DC si sarebbe chiamata “corrente”) nasce dalle costole della fondazione ItalianiEuropei e si prepara a diramarsi in tutto il paese con sedi locali dove far sviluppare idee e proposte. Come dice Maximo “RED, mente il PD fatica a definire la sua identità, sa bene cosa vuol fare: mettere in circolazione le idee e costruire un’idea di società”, come dire il PD con questa dirigenza non è capace. A Brindisi comincia il chiacchiericcio su chi possano essere gli aderenti pronti a prendere, o ri-prendere, le REDini del partito. Lo scopriremo solo vivendo.

La Milena a Ostuni

gabanelli_2.jpg22 giugno 2008, data da ricordare assolutamente. La nazionale italiana lascia il campionato europeo (senza rimpianti francamente) e ci siamo dati appuntamento con Oronzo, il 17 luglio ad Ostuni, Caffé Centrale.
L’antecedente: Come tutte le estati, la capatina ad Ostuni bisogna farla, sarebbe una grave mancanza non esserci. Il 22 giugno l’occasione era ghiottissima, Milena Gabanelli, quella vera, era li a presentare il suo libro+dvd: Cara Politica.
Oltretutto l’incontro è di fianco al Bar di Oronzo e quindi è presto detto. Rapida occhiata con la mia complice di tante cose oltre che della prole (siamo proletari anche noi!!!) e via verso la bella città bianca.
Giornata di sole ma fresca, parcheggio facile (a quel prezzo!!!) e via verso la piazza dove troneggia Sant’Oronzo sulla colonna. Piazza completamente occupata dal palco che ospiterà le Veline, sagra di giovani ragazze che divertono e si divertono a far intravedere tette e chiappe, musica un tanto al chilo e soubrette che hanno attraversato i marosi di ogni forma di spettacolo televisivo, compresa la cronaca dei telegiornali.
Ma ci sta, la vita è anche fatta di questo, anche.
Saluto rapido ad Oronzo, incazzato come un kaimano perché il palco da tre giorni non fa lavorare il suo bar, ma oggi c’è la partita e si fa buon viso a cattivo gioco (ci accorgeremo che mai profezia fu più vera!!!).
Il chiostro del comune di Ostuni è colmo, posti in piedi. Tavolo con tre donne e un Sindaco. Breve introduzione e intervista alla Milena che regala interventi nel suo stile, ovvero rigorosamente privi di fronzoli e di fiocchetti. Alla Sua intervistatrice che, ammiccando tra il “pericoloso” e l’adulante, le chiede: “Ma tu come ti muovi nelle tue inchieste?”
La Milena, assolutamente geniale, risponde secca: “Abito a Bologna e lavoro a Roma, di solito prendo il treno!”
Racconto sulla vita da giornalista normale in un paese sbagliato (ndr), un paese nel quale “è sovversivo comportarsi normalmente” (nota della Gabanelli).
Fine dell’intervista domande del pubblico, la prima delle quali è scontata e fa riscaldare la Milena: “come mai dopo una puntata di Report non succede nulla?”. Invece succede risponde la Milena, succede che tu prima non sapevi un accidente e adesso hai imparato, questo fa l’informazione, per l’appunto informa. Non fa rivoluzioni né racconta barzellette, informa. Se poi, dopo che sei stato informato continui a fare le tue scelte come se non lo fossi, che cosa vuoi?
Domande del pubblico che continuano, a volte più per farsi vedere che perché si ha qualcosa da dire, il dialogo si affloscia e decidiamo di tornarcene a casa a vedere la partita. Salto da Oronzo che sta per chiudere, un chinotto fresco e via di corsa verso il rito di Eupalla.
Ci portiamo a casa le foto della Milena, della gente che batte le mani, mi porto a casa anche le quattro chiacchere che ho scambiato con un bravo giornalista di TRCB, e l’idea di pensare ad una TV locale innovativa, un sistema che faccia informazione alla Gabanelli, normale, di quella che informa, che non fa rivoluzioni né racconta barzellette, informa e basta, come deve fare l’informazione.
Appuntamento il 17 luglio, di nuovo ad Ostuni, con Peter Gomez e Marco Travaglio, ancora ad ascoltare un altro modo di fare informazione. Certo, Francesco, se tu, Rosario, Dario, Pamela, Michele, e anche io potessimo incontrarci a pensare di fare un po’ di informazione un po’ più in grande e un po’ più condivisa, magari con un po’ di tecnologia …., Magari a qualcuno di voi lo invitano a presentare un libro+dvd a Bologna, magari un libro che si chiamerà: Schienadritta …
Mah. Vedremo, per ora gustiamoci queste serate a Ostuni, che il Caffè Centrale fa un Mojito eccellente.

La conoscenza è rivoluzionaria

Innovazione e competizione si intitola un seminario che il 23 prossimo venturo si terrà a Bari, in un Hotel prestigioso. A questo seminario che è organizzato dall’ANCE Puglia e dalle Scuole Edili delle cinque province pugliesi verrà presentato il portale CRISED. Un modo davvero serio e innovativo di fare impresa, ambiente e sviluppo. Ne parlo perché ho avuto il privilegio e il piacere di collaborare con la Scuola Edile di Brindisi alla realizzazione di parte di questo che era un progetto e che è diventato, finalmente, un “prodotto finito” in attesa di sperimentazione. A Brindisi, con risorse tutte del Sud, abbiamo curato due manuali, voglio dirlo, che ci fanno ben figurare: Bioedilizia e Certificazione Energetica, scritto dall’arch. Daniela Angiulli, e Materiali Innovativi strutturali per l’edilizia, scritto dalla Prof.ssa Maria Antonietta Aiello, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento.
Il 20 giugno scorso, nella bella sala riunioni della Cassa Edile di Brindisi, i due volumi sono stati presentati dalle autrici insieme al progetto CRISED illustrato dal direttore della Scuola Edile di Brindisi, Dott. Gianni Stasi. Ad abundantiam interventi precisi ed estremamente qualificati del Prof. Spedicato, dell’Università del Salento sulle strutture aziendali nel territorio di Brindisi e del dotto Pasanisi di SMILE su un nuovo modo di usare le ICT per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’edilizia.
Un seminario tosto, un seminario di studio, partecipato molto da studiosi e pochissimo da amministratori e imprenditori, a testimonianza di una classe dirigente che è più orientata ad occupare che a movimentare le dinamiche produttive. (Ad onor del vero va testimoniata la presenza del dott. Chiantera per il Comune di Brindisi e dell’Assessore Somma per la amministrazione Provinciale).
Quale è, allora, il punto di questa descrizione? Semplice: l’assenza della predisposizione all’apprendimento è il più grande freno allo sviluppo dell’economia e della società. L’ignoranza sta diventando sempre di più una caratteristica essenziale per occupare posti di potere e tutte le volte che si propongono attività che hanno lo scopo di ridurre questa ignoranza, individuale e collettiva, chi detiene il potere tenta di affossarne i percorsi per pura autodifesa, sapendo che in un mondo colto e culturalmente avanzato le menti grette di piccoli ras del quartierino, ricchi a piacere ma sempre pezzenti, non possono che rimanere emarginate.
L’ignoranza è al potere, distribuita in ogni luogo, grande e piccolo, e quanto è successo con le prove scritte dell’esame di stato in Italiano, Inglese e Greco lo sta a testimoniare.
E testimonianza ancora più grave è che ci si è accorti di queste discipline semplicemente perché nel mondo giornalistico impera la cultura classica e l’ignoranza tecnico-scientifica altrimenti si sarebbe sottolineata una cosa ancora più grave: quasi un reato.
E siccome mi piace essere preciso ve la dico tutta. Insegno Sistemi di Elaborazione e Trasmissione delle Informazioni all’ITIS di Lecce, questa disciplina è stata oggetto della seconda prova scritta e, a parte la sua non pertinenza con i programmi d’esame in alcune parti, la cosa più grave è che la traccia, identica, è stata oggetto di prova scritta nel concorso all’abilitazione della professione di perito nel 2006 (http://www.periti-industriali.com/site/documenti/esami/Sessione%202006.pdf) con l’aggravante che in quella sede venivano date 8 ore invece di 6 per il suo svolgimento (condivido con il Prof. Egidio Dell’Atti dell’ITI di Galatone quanto ha rilevato). Si può dare agli Esami una prova già svolta?
Due settori vitali per lo sviluppo sociale ed economico: l’impresa e la scuola, sono aggrediti dalla pervasività dell’ignoranza e dell’approssimazione. Abbiamo un compito straordinario, porre argine all’oscurità e tenere accesa la fiaccola della curiosità e del sapere, solo così riusciremo a restituire a chi viene dopo di noi un mondo ancora vivibile e, possibilmente, ancora più bello di quello che abbiamo trovato.

17 giugno, San Ranieri di Pisa

Spesso tendiamo a complicare la nostra vita. Pervasi da una sorta di delirio di onnipotenza, accumuliamo impegni che, immancabilmente, giungono a scadenza. Considerato che la fortuna è cieca ma la sfiga ha vista da poiana, immancabilmente le scadenze tendono a concentrarsi nello stesso giorno rendendolo, quel giorno, una specie di inferno di cui attraversare i gironi senza soluzione di continuità.
Il giorno successivo, sfatti come pere troppo mature, si traggono le somme e si capisce che proprio non ne valeva la pena, che forse aveva ragione Ranieri di Pisa a spogliarsi di tutto e fare vita da eremita. Ma la Santità non si compra al mercato e quindi, immancabilmente, si ritorna al proprio ciclo di vita, come prima e, a volte, peggio di prima.
Ecco il termine di oggi: Santità. Lo ho usato per indicare Papa Benedetto XVI-esimo e mi sono attirato gli strali, bonari arguisco, di Maria Grazia che mi ha richiamato all’ordine stimolandomi ad essere preciso: “sei ateo, agnostico, o di altra religione?”. E che ha mi posto un sacco di problemi “politici” sul rapporto tra Stato e Chiesa e tra Chiesa e Religione e tra Cristo e Chiesa ecc.
Naturalmente non oso rispondere a tutte queste domande, sarei lunghissimo e Pinuccio, giustamente, mi sgriderebbe. Ne parleremo in piccole dosi Maria Grazia, per quello che mi riguarda sono molto rispettoso di chi ha una fede religiosa, io ne sono privo e di ciò non so se dolermene o essere felice. Certo ho una coscienza che mi invita ad essere un po’ coerente e mi permette di riconoscere facilmente farisei e falsi scribi, mercanti che usano il tempio per gli affari e sepolcri imbiancati. Ma so anche riconoscere le positività e, nel mio piccolo ho scelto di valorizzarle, di sottolineare quanto di buono può venire piuttosto che aggiungermi al coro dei lamenti e delle grida.
Urlare e lamentarsi e protestare, spesso, troppo spesso, è fatto ad uso di carriera. Tanto che appena si gode del potere che urla e lamenti hanno portato ci si dimentica molto rapidamente delle cause che quelle urla e quei lamenti producono nelle moltitudini.
E allora valorizziamo quello che Brindisi è stata per questi giorni, una città all’altezza della situazione in ogni settore, se poi lo dice anche Ferrarese o Mennitti o Errico o Pinco Pallino non bisogna aver timore ma congratularsi anche con loro perché magari hanno contribuito o semplicemente lo hanno notato.
Ora sappiamo che Brindisi può essere molto meglio di quello che è, lo abbiamo visto e toccato. Sappiamo ad esempio che dal punto di vista della “sicurezza” Brindisi sa gestire eventi giganteschi con le sue forze e far procedere tutto nel migliore dei modi, senza bisogno dell’esercito.
Quella che fu Marlboro City, additata nelle guide turistiche come “città altamente pericolosa” è stato un esempio di oganizzazione e serenità. Si può fare allora, senza bisogno dell’esercito e di leggi stupide che un governo di incapaci, eletto da disperati, sta preparando.
Si può dire che il Papa ha fatto il miracolo? Non lo so, non sono credente, ma sicuramente una strada è stata indicata, se non dalle Sue parole, da quanti ne hanno organizzato la visita.
Ora tocca alla provincia di quella città, io lo so che forze dell’ordine, magistratura e il buono del popolo lo può fare. Io lo so che si possono trovare gli infami che hanno bruciato il vigneto dei ragazzi di Libera a Torchiarolo. A Don Luigi Ciotti e a Don Raffaele Bruno mi lega antica amicizia e incrollabile affetto, anche loro sono uomini di chiesa.
Sarebbe gran cosa se il capitolo sulla legalità che Monsignor Talucci e Benedetto XVI-esimo fosse messo subito in pratica, sostenendo i ragazzi che coltivano i beni confiscati alla mafia, che quel dispositivo di controllo messo in campo il 14 e il 15 di giugno non sia episodico, ma sia sorretto da continuità e dalla partecipazione di quanti hanno a cuore lo sviluppo del nostro territorio.
Forse mi sono complicata la vita un’altra volta, ma non posso farci nulla, è il mio DNA.

Il qualunquista

Il Brindisi in serie A, il Papa a Brindisi, euforia, edizioni straordinarie dei giornali, una città in festa, un risveglio temporaneo dal solito tran tran e dai perenni bisogni quotidiani. E adesso? Al mio risveglio oggi mi rendo conto che nulla è cambiato, anzi forse sotto l’effetto narcotizzante di questi eventi non ci rendiamo conto sino in fondo che neanche Sua Santità è bastato per far girare pagina alla nostra comunità. Oramai siamo tutti ferraresizzati, detestiamo Mennitti ed Errico ma non riusciamo a trovare di meglio, non ci riconosciamo nei nostri parlamentari che nostri non sono visto che ci sono stati imposti,  sparliamo dei consiglieri comunali ma vorremmo essere al loro posto, dissertiamo di porto e non ci rendiamo conto che sta sprofondando nei monopoli più di prima. Non è cambiato nulla questa è la verità sacrosanta! Ragionamenti da qualunquista diranno i soloni! Non credo basta farsi una passeggiata al corso per rendersene conto o leggere i nomi di chi è stato ricevuto dal papa in udienza privata per comprendere che alla fine la minestra è sempre la stessa.

Il Papa, la gente e Brindisi

“Sabato 14 e domenica 15 sono state due giornate storiche per la città di Brindisi. La venuta di Papa Benedetto XVI, dopo 929 anni dall’ultima visita papale, rappresenta di per sé un evento straordinario sicuramente dal punto di vista religioso ma anche dal punto di vista sociale. Le parole poi del Santo Padre sia nel saluto di sabato sera sia nell’Angelus di domenica mattina costituiscono un messaggio di grande intensità per i fedeli brindisini ma hanno colpito anche la sensibilità dei non credenti della nostra città e di questa terra. Siamo grati all’attenzione non rituale di Benedetto XVI ai nostri giovani, alla prospettiva mediterranea, alla sensibilità umanitaria della nostra gente.
L’evento è stato vissuto in città con una partecipazione che è andata oltre la curiosità, naturale in queste occasioni, ed oltre la ovvia emozione religiosa. Brindisi ha sentito il significato intrinseco per sé stessa di questo fine settimana.
I vincoli imposti dalle misure di sicurezza e volti ad agevolare i percorsi dei fedeli che venivano da fuori hanno comportato oggettivamente sacrifici, nonchè alcune lacune nell’organizzazione hanno provocato diversi malumori nei cittadini e negli operatori, specie quelli del commercio. Sulle carenze e sulle sofferenze del commercio in particolare è utile avere un momento di verifica a caldo per inserire subito elementi correttivi e consolidare l’esperienza per il futuro.
Ma oggi, ad evento concluso, assumono una densità emotiva che si radica nell’intimo di ciascuno di noi il ricordo dello sciamare della gente nel pomeriggio di sabato per raggiungere Piazzale Lenio Flacco o per posizionarsi nel posto migliore allo scopo di vedere il passaggio del Papa, così come il ricordo dei commenti degli anziani, dell’emozione dei giovani, dei canti dei gruppi organizzati, vigorosi nell’attesa del Papa e sommessi in nottata quando raggiungevano i punti di raccolta per trascorre la notte tra sabato e domenica.
Sabato la tranquillità e la serenità evidente sui volti dei nostri concittadini e dei tantissimi ospiti che invadevano ordinatamente la città si diffondevano nelle nostre strade fino ad assumere una concretezza festosa in piazzale Lenio Flacco.
Nella giornata di domenica poi abbiamo assistito sui piazzali del nostro porto a quelle meravigliose scenografie di partecipazione popolare che avevamo visto sino a ieri solo sui teleschermi in occasione delle altre numerose manifestazioni intorno a Papa Giovanni Paolo II e lo stesso Benedetto XVI. Le musiche, i canti e le parole degli officianti si diffondevano nitide nell’intero porto interno sino a Viale Regina Margherita, Piazza Vittorio Emanuele e Corso Garibaldi abbracciando l’intera città e marcando la stretta simbiosi della stessa con il suo mare.
Mentre si sviluppava il grandissimo evento , tutto procedeva con ordine. Abbiamo man mano preso contezza dell’impegno profuso per la migliore riuscita dell’evento. Ed il nostro pensiero, grato, andava alle forze dell’ordine, al volontariato, ai tecnici, agli operai che hanno lavorato oltre ogni limite d’impegno e di orario, ai loro dirigenti ed ai responsabili dell’intera organizzazione – dal Prefetto all’Arcivescovo, all’Autorità Portuale fino alle Amministrazioni Provinciale e Comunale ed alla Camera di Commercio.
Ancora una volta Brindisi ha affrontato con entusiasmo e professionalità una prova impegnativa, raccogliendo consensi e lodi da numerosissimi partecipanti e da tutti gli esponenti dei mass-media presenti in città nell’occasione . Ed è giusto ricordare che la gran parte delle ditte e dei lavoratori impegnati sono di Brindisi e della Provincia, a riprova che esistono professionalità ed efficienza a casa nostra.
Ora, archiviati nelle nostre memorie e nei nostri cuori i ricordi ed i sentimenti, operiamo perché le opere approntate siano curate e conservate, perché il volto rinnovato di quelle zone urbane interessate dall’evento sia mantenuto nel tempo, perché quanto è stato fatto sia un concreto simbolo della nostra capacità collettiva di costruire, perché noi stessi prendiamo coscienza che se vogliamo “possiamo fare”.
L’attenzione istituzionale deve rivolgersi alle altre parti della città affinché non siano figlie di un dio minore, l’azione collettiva deve trasformare in realtà le potenzialità logistiche, produttive, sociali ed umane del nostro territorio e della nostra gente.
Si può fare con l’impegno di ciascuno nel suo ruolo e con l’iniziativa sinergica di tutti verso gli obiettivi prioritari del nostro sviluppo integrato.
L’immagine di Brindisi è stata estremamente positiva su tutte le televisioni locali e nazionali, negli occhi e nei cuori dei pellegrini, è stata positiva per noi stessi, propensi più a criticare e mugugnare sulle contraddizioni di chi ci sta affianco, ad evidenziare i nostri difetti, ponendo in second’ordine i pregi ed i risultati. Invece cogliamo questo grande evento, le parole che lo hanno segnato, le opere e l’organizzazione messe in campo per assumere contezza di noi stessi, per guardare al futuro con fiducia e grinta, scegliendo con convinzione l’imperativo: “ si può fare, si deve fare”.”

Il Papa a Brindisi e io a casa

Professore, il vostro posto è a capotavola!!!”, mi disse una voce. E che dovevo rispondere?
Amico mio, dove io mi siedo, lì è capotavola.” La visita papale ho preferito seguirla in tv, Telenorba e Telerama hanno fatto una cronaca certosina.
Non amo molto né i posti nelle sinagoghe né i saluti delle piazze, preferisco starmene in famiglia e misurarmi con la cucina, per la verità più dalla parte del consumatore che del produttore: oggi un piatto che amo moltissimo, un piatto estivo che ritengo assolutamente straordinario.
Ingredienti semplici, naturali e di filiera cortissima: Penne, pomodori, basilico, aglio, olio, peperoncino, sale e cacioricotta.
Si comincia la sera prima, con i pomodori molto maturi che si pelano (meglio a freddo ma anche una scottatura velocissima si può fare) e si privano dei semi.Non buttateli i semi, poi vi spiego perché.
In una ciotola metteci i pomodori tagliati a pezzi, aglio a piacere (qulcuno usa la cipolla o il cipollotto, io amo l’aglio e uso l’aglio), basilico fresco, olio e sale. Coprite bene la ciotola e mettete in frigo. Copritela ermeticamente altrimenti gli aromi invadono il Frigidaire.
Quando dovete pranzare lessate delle penne rigate in acqua salata e dopo averle scolate per bene potete costruire il piatto: in un bel piatto fondo, mettete le penne, ricoprite di cacioricotta, qualche rondella di peperoncino fresco se lo gradite, e poi i pomodori che avete preparato. Se tutto funziona questo il risultato è nella foto, aspiratene bene gli aromi e gustatene il sapore. Ritengo entrambi ai limiti del divino. A proposito di vino, ho accompagnato con un eccellente rosato delle cantine Botrugno di Brindisi (www.vinisalento.it).imag0656a.jpgimag0656a.jpg
Non ci resta che spiegare che cosa ne facciamo dei semi dei pomodori: ammollate qualche frisa, conditela con i semi, olio extravergine di oliva, sale e accompagnate con cocomeri freschi. Ci fate una cena da re, un calice di “Alticelli” di Cantele (www.cantele.it) e il mondo sorride.
Sul cacioricotta per i nostri lettori nordici: il cacioricotta si trova certamente tutto l’anno ma ha senso solo nella tarda primavera inizio estate. Latte intero di pecore e capre che hano pascolato erba secca (meglio stoppie di grano), cagliato con caglio di capretto. Il cacioricotta può essere tenero (2-3 giorni di stagionatura) o anche secco (2-3 mesi di stagionatura). Naturalmente quello secco si grattugia molto meglio di quello tenero che però è molto più buono. Come coniugare i tempi? Se il caciorcotta è fatto con latte da pascolo secco devo aspettare settembre per gustarlo sulla mia “crudaiola”? Per fortuna esiste la tecnologia e un po’ d’astuzia: mettete il cacioricotta fresco nel freezer, tenetelo un paio di ore e si grattugia egregiamente.!!!
Non so cosa abbia mangiato Ratzinger, ma certamente oggi ho pranzato da papa.
Ho peccato di gola? Forse si, ma il Vangelo mi sovviene: «Non è ciò che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma è quel che esce dalla bocca che contamina l’uomo.» (Matteo, 15-11).

Brindisi è partita da una partita ….

Qualche settimana fa, Rosario Tornesello lanciò dalle pagine del Quotidiano di Brindisi una provocazione che aveva per titolo: Il Papa arriva e Brindisi dove va?
Ho avuto il privilegio di partecipare come innesco al dibattito che si è sviluppato con numerosi e, sicuramente, più alti contributi.
Ebbene il giorno dell’arrivo del Capo dello Stato Vaticano e Massima espressione del Cattolicesimo di Santa Romana Chiesa è giunto.
È assolutamente indubbio che Brindisi sa essere città di accoglienza, capace di rispondere alle emergenze con sforzi straordinari di fantasia, intelligenza e dedizione. Indimenticabile il comportamento della città nella prima diaspora albanese.
Altrettanto indubbio è che è una città con moltissimi problemi, poco attrezzata ad eventi della dimensione odierna. Eppure, in pochi mesi, Brindisi ha saputo presentare il suo volto migliore, ha saputo spendere se stessa e il suo territorio e, immagino, sarà capace di rendere questo evento memorabile per tutti per la sua normalità e linearità.
Non ho il dono della fede e quindi non posso ascrivere ad evento soprannaturale quanto accade ma, certamente, la cancellazione dell’incrocio della morte e l’illuminazione dei palazzi, la ristrutturazione dei percorsi papali e la “liberazione” di Piazza Lenio Flacco hanno del miracoloso.
Certo che ci sono delle critiche da fare, certo che si può discettare se i denari spesi siano pochi o molti e che certamente si poteva fare meglio (notorio nemico del bene), certo che alcune categorie saranno penalizzate, certo tutto. Sappiamo bene che un bicchiere è sempre o mezzo pieno o mezzo vuoto, ma dobbiamo anche ricordarcelo ogni tanto che è l’unico bicchiere che abbiamo e che la metà sia costituita da buon vino piuttosto che di cicuta.
Brindisi, anni fa nota come Marlboro City, ascritta anche sulla stampa internazionale come centro a “criminalità avanzata” e luogo nel quale la “questione morale” non ha risparmiato alcuno scranno per quanto alto fosse, è praticamente scomparsa dalla cronaca nera se non nelle minime, a volte sovratitolate ad effetto, ma sempre minime. Più complessa rimane la situazione nella provincia ma le parole che Monsignor Talucci ha usato nell’ultimo intervento lasciano ben sperare e testimoniano un impegno, credo e spero non di circostanza, nel campo della difesa della legalità e, suggerisco, della giustizia, anche di quella sociale.
Brindisi è quindi partita? Si! È partita da una partita. Da quella partita che ha riportato in città il grande Basket e sulla quale si sprecano davvero divisioni politiche senza alcun senso.
Brindisi ha bisogno di “ragioni per stare insieme”, di ragioni positive. Non è possibile continuare a costruire consenso sul dissenso, non è possibile radunarsi continuamente contro. Brindisi ha bisogno di mete da raggiungere e non solo di muri da sfondare. E se il Basket può essere una chiave si usi il Basket.
So bene che i “poteri forti” cercano di volgere a proprio favore tutti gli eventi, sportivi e anche religiosi, di approfittare di qualunque situazione. Conosco bene il pelo dei lupi, lo conosco da sempre. So bene che i “rapinatori di futuro” sanno indossare i panni dell’agnello se necessario, sanno corrompere le coscienze, chi con i trenta denari e chi con l’adulazione. Sono sempre gli stessi che inquinano la vita e sponsorizzano le squadre, risparmiano sulle misure di sicurezza e offrono cantieri. Lo sappiamo tutti e lo sappiamo sempre, sia quando l’evento accade sia quando si tace per pura codardia o semplice disattenzione. Ma ora gli eventi ci sono, e grazie anche ad essi Brindisi può salire su un gradino più alto della scala, vogliamo spingerla al coraggio o zavorrarla? Io credo che bisogna sostenerla e potenziarla la spinta anche se alla guida politica, economica, spirituale, sportiva ecc., ci sono persone dalle quali riteniamo distinguerci per credo e vissuto.
Detto di Brindisi non posso esimermi a dire del Papa. Ormai so bene che dovrò sorbirmi i fulmini dei miei, ormai pochi compagni, e quindi la dico tutta e mi permetto anche io di chiedere al Papa qualcosa:
 - Santità, guardi questa terra e questa acqua, questo porto “Benedetto”, ma non le sembra ora che Santa Madre Chiesa spinga i potenti ad amarla piuttosto che a violentarla continuamente? Non le sembra giusto che la Sua intelligenza e la Sua enorme influenza vengano usate un po’ di più per i problemi della dispensa piuttosto che per le questioni che stanno in camera da letto?
- Santità, - la prego - , a tutti coloro che Le staranno vicino pronti a cogliere il riflesso della Luce che la Sua figura emana, ricordi Luca, 11-43: “Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze.”
- Santità, Lei ha ricevuto tanti doni da questa Terra e spero che siano graditi, io non ho che da darle una cosa che già possiede più di tutti. Ella è il successore di Pietro, prenda anche da me questo piccolo contributo: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell`uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti“.(Matteo, 20-25-28)
Buon week end a tutti.

Dichiarazione di affetto di un cittadino

Come sportivo, come tifoso di basket, come cittadino di Brindisi questa sera sarà in piazza Vittoria con tanti sportivi, tifosi e concittadini per festeggiare una vittoria che onora la tradizione cestistica della nostra città, per festeggiare un traguardo raggiunto con l’impegno della Società, dei suoi dirigenti e tecnici, di un ottimo allenatore, con la professionalità, l’agonismo sincero e la volontà di dieci giovani atleti, inseritisi bene nel contesto cittadino, nonchè con la partecipazione viva dei tifosi, che si sono sobbarcati anche a trasferte durissime per stare vicino alla loro squadra.
Una città che recupera una delle sue tradizioni, che manifesta la voglia di caratterizzarsi, di raggiungere un risultato, che è sì un risultato sportivo ma è un risultato che porta questa città oltre che sulle pagine e sui video dei mass-media locali anche sulle pagine dei giornali nazionali, che ha portato questa città ad essere al centro delle news sportive di basket grazie allo sforzo di un’ importante emittente locale. Si parla di Brindisi per un fatto positivo, per un successo ottenuto e non per questioni di contrabbando, di tangenti, o fenomeni di malavita.
Nel suo piccolo è la dimostrazione che con le sinergie giuste, con l’impegno e le professionalità giuste questa nostra città è capace di ottenere risultati, di imporsi all’attenzione ed al rispetto generale nonché di dimostrare il suo cuore e la sua radicata onestà umana: basta ricordare il comportamento del pubblico durante ed alla fine di gara 2 col Venezia. Quante collettività sportive in Italia ed in Europa sono in grado di dimostrare la propria lealtà sportiva applaudendo a lungo e ripetutamente gli atleti, i dirigenti ed i tifosi di una squadra che aveva sconfitto la propria squadra sul proprio campo?
Questa sera, con la maglietta del Brindisi Basket sarò in piazza con tanti concittadini per vivere con loro questa sana gioia e l’intima convinzione che anche in altri più importanti campi la nostra città può conseguire risultati. Dobbiamo mettere in campo le migliori energie, i nostri entusiasmi, le necessarie professionalità ed un duro, leale, costante gioco di squadra.
Questa sera festeggerò anche i risultati di altre società sportive della provincia a partire dall’IGE Ostuni che ha raggiunto l’obiettivo del campionato di B/1 di basket, quello che noi lasciamo e dove il nostro territorio continuerà ad essere ottimamente rappresentato nonché con l’augurio di nuove altre vittorie con particolare entusiasmo per il Brindisi Calcio.

Enzo Casone

Se otto ore ….

(ASCA-AFP) - Lussemburgo, 10 giu 2008 – È accordo tra i 27 Stati membri dell’Unione europea sulla direttiva che permette di allungare l’orario di lavoro, su base volontaria, fino a 60 ore a settimana (65 per contratti a chiamata). Ad approvarla oggi i ministri del Lavoro europei che hanno detto ’si” anche al superamento in deroga del tetto legale di 48 ore a settimana (sul modello inglese) e parità di trattamento per i lavoratori temporanei e quelli a tempo indeterminato per quanto riguarda la retribuzione, il congedo e la maternità.
Frutto di un sudato ma necessario compromesso per il mancato rispetto dell’orario di lavoro da parte di molti Stati membri, la direttiva dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo. Soddisfatta la Commissione europea che, con il titolare Ue del Lavoro Vladimir Spidla, dice che ”questo è il più grande passo a favore dei lavoratori europei. Un passo che rafforza il dialogo sociale”.

Nel Marzo del 2003 fu emesso, nel silenzio generale, il Dlgs 66/2003 in applicazione della legge delega 39/2002. Questo decreto ha mutato radicalmente l’organizzazione dell’orario di lavoro subordinato. Gli effetti del provvedimento sono stati poco apprezzati poiché esso si inquadrava in una cornice che in qualche modo lo sterilizzava, in pratica si trattava semplicemente di una iperflessibilizzazione dell’orario ma all’interno del limite delle quarantotto ore settimanali diversamente strutturate in applicazione delle direttive Europee 104/93 e 88/2003.
Adesso il limite è stato cancellato e quindi si può imporre un ritmo di lavoro di sessanta ore settimanali (dodici ore al giorno per cinque giorni alla settimana o altre articolazioni) per i contratti a tempo indeterminato e di sessantacinque ore la settimana articolate a piacere per i contratti a tempo indeterminato.
E dire che durante il secolo scorso, nel 1923, il Re emise il famoso R.D.L 692/23 nel quale si sanciva che anche i dipendenti erano umani e per loro valeva la regola: 8×3 (otto ore di lavoro, otto di riposo e otto per il tempo libero).
Ma la civiltà ha le sue esigenze, e nella nostra il tempo libero deve solo appartenere a pochi privilegiati che potete trovare sulle pagine di settimanali zeppi personaggi che attraversano studi televisivi, ritrovi à la page, letti importanti, qualche volta patrie galere ma solo per poter ricominciare il giro.
Magari i lavoratori, se hanno un po’ di tempo, rischiano di leggere un libro o di informarsi e davvero cominciano a pensare che possa esserci la possibilità di partecipare alla vita pubblica.
Ve li immaginate operai, professori, tecnici che vanno in Parlamento, magari immuni alla sindrome di Masaniello, magari davvero a riprendere un cammino che dalle sessanta ore settimanali possa riportare alle quarantotto?
Non diciamolo nemmeno che alla Signora Marcegallia le viene l’orticaria e la costringiamo ad andarsene sulla sua isola a rilassarsi.
Non scherziamo ragazzi, ci hanno spiegato che sinistra e destra non esistono più, adesso esiste solo il sopra e il sotto. Sui piani superiori si ha diritto al riposo e al tempo libero e a decidere per le sorti del paese, nei piani bassi si lavora e basta e bisogna essere allegri, che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re.
Urka, sono quasi le otto e mi tocca andare a lavorare, ci vado con piacere ma con un piccolo rovello: lavoro per vivere o vivo per lavorare?.

La gente di centrodestra vuole candidati contro il rigassificatore

Ad un anno dalle elezioni non si comprende se Mennitti voglia ricandidarsi o meno.

L’altro giorno il servizio di una Tv parlava di Rizziello e di un altro candidato filo-Vitali i possibili candidati a Sindaco per Brindisi.

Il candidato filo-Vitali è indubbiamente a favore del rigassificatore e  siccome  Brindisi  ha quasi vinto la battaglia contro quegli arroganti,  è indispensabile che chiunque venga  dopo completi il lavoro  e  ponga  la parola fine, sempre che  non si riesca a porre Fine a questa tragedia entro questo anno.

Pertanto sarebbe auspicabile che il candidato sindaco e Presidente della  Provincia di centrodestra siano esplicitamente contro il rigassificatore, e soprattutto siano i brindisini a scegliere i candidati sindaco e non francavillesi,  milanesi, o inglesi che si improvvisano tutori di questo territorio.

A questo proposito perché il centrodestra non indice delle primarie aperte a tutte per scegliere il candidato?

Ho scritto aperte a tutti, perché non bisogna imitare il centrosinistra che decide i candidato vincente e ci mette intorno di contorno dei gregari.

Il centrodestra può scegliere i suoi candidati in base curriculum ed esperienza politica.